Un pò di storia
Questo luogo dove oggi degusti i manicaretti di Piero Consolini all’Arco di San Lazzaro, non dimenticare che ieri fu il preciso luogo nelle cui caverne si svolse la titanica lotta fra Ercole e Caco, figlio di Vulcano.
Chi se l’aspettava che proprio qui, in via marmorata 28, nell’antica casa così detta “degli spiriti” restaurata con fine gusto dell’armonia e rispetto archeologico dell’architetto Augusto Fanasca, dovessimo individuare e sognare la mitologica storia di un personaggio come Caco che oltre ad essere evocato da Ovidio Properzio, anche Dante introduce nel Canto XXV dell’Inferno? Ed ecco la storia…

Su queste solitudini beate, quando ancora Roma era un sogno, il grande Ercole conduceva al pascolo i suoi armamenti fra l’Aventino e il fiume. Tutto andava liscio e sereno secondo la volontà degli Dei, fino a che, un bel giorno, Caco, mostruoso gigante dalla cui bocca uscivano “neri fuochi” e re di ogni rapina, col favore delle tenebre entra nelle stalle e ruba gli armamenti ad Ercole: quattro tori “di splendido corpo” e altrettante giovenche “di straordinario candore”. Ma che fa? Per eludere ogni sospetto e “perché non ci fossero orme diritte di piedi” trascina le bestie per la coda “con tracce rovesciate” richiudendole nelle oscure due grotte sulle quali pendono le teste delle due vittime.

Il locale è incastonato nelle Grotte di Caco dove Ercole lottò e vinse contro il figlio di Vulcano e all’ingresso un pavimento di cristallo apre lo sguardo sui magazzini dell’antico porto fluviale dove venivano stipati anfore di spezie e preziosi profumi.